Kanji – 漢字

Simboli, simboli, simboli

I Kanji (漢字 “caratteri Han”, cioè “caratteri cinesi”) sono l’ultimo sistema di scrittura. Ultimo, ma anche più difficile.

I kanji derivano dalla scrittura cinese introdotta in Giappone che apportò mutamenti sostanziali alla lingua. In generale si usano per rappresentare le parti morfologicamente invariabili nelle frasi.
Un kanji puo’ rappresentare la radice dei verbi, degli aggettivi o una buona parte dei sostantivi, oltre che nomi e cognomi propri.

kanji
Figo no?

Un simbolo per domarli tutti

Essendo caratteri “imprestati” dalla Cina (cultura alla quale il Giappone deve molto) generalmente hanno due letture:

  • La lettura ON’YOMI 音読み che deriva dal cinese
  • La lettura KUN’YOMI 訓読み nativa giapponese

Quando due Kanji si trovano insieme, si utilizza la lettura on’yomi, mentre se è da solo o con particelle in hiragana con la kun’yomi.

Ad esempio, il kanji 力 da solo si legge “chikara” e significa “forza”, ma nel composto 能力 si legge “ryoku”.

Prendiamo ad esempio la parola composta 自転車 (jitensha) ovvero bicicletta, composta da tre kanji, e scomponiamola.

JI se fosse da solo, questo carattere si leggerebbe “mizuka” che significa “se stesso”
TEN se fosse da solo, questo carattere si leggerebbe “koro” che significa “girare”
SHA se fosse da solo, questo carattere si leggerebbe “kuruma” che significa “veicolo”

Ogni Kanji può avere più pronunce, ed è bene impararle man mano che si affrontano i composti.

Imparare i Kanji

Schermata 2016-02-12 alle 09.31.28Quando per la prima volta lo studente ha a che fare con questa lingua si ritrova con tante di quelle informazioni che non sa più distinguere cosa sia utile da cosa non lo è. Invece di dare chiare direttive su cosa serva sapere per capire la base del discorso, i libri di testo si perdono in spiegazioni barocche ed inutili, dando informazioni utili solo quando hai eviscerato tutto ciò che c’è da sapere veramente su quel kanji.
Nei dizionari, ad esempio, raramente troverete l’informazione che state cercando, ma una serie di termini che non tengono conto della loro utilità nel discorso e spesso non si curano di dare le giuste sfumature di significato. Mi sono trovato in difficoltà ad esempio quando ho dovuto capire come si dice “ricetta” e nel dizionario ho trovato tutti i termini che NON si usano comunemente per indicare quel concetto.
Ad ogni modo, capisco questa difficoltà, perchè il giapponese è una lingua estremamente differente dalla nostra e seppur a prima vista molto “superficiale” (soprattutto per ricchezza di omofoni, che riducono di molto le possibilità fonetiche), possiede delle finezze che altre lingue non hanno, proprio grazie ai kanji e il loro valore/significato intrinseco. Ad esempio troverete nel dizionario “memoria” come 記憶 (kioku) oppure 思い出 (omoide) con la “piccola” differenza che il primo significa “capacità di ricordare” mentre il secondo si riferisce al ricordo vero e proprio.
Queste differenze fondamentali, che nella nostra lingua sono rese dal contesto e dalla differenza fonetica, in giapponese sono rese dal kanji con il quale sono scritte, non potendo fare altrimenti. Il giapponese diventa estremamente più interessante da scritto che da parlato. Ad esempio la parola “mondo” in italiano ha un ben preciso significato e nella frase indica un luogo abitato con delle proprie tradizioni. In giapponese la parola “mondo” viene scritta in due modi 世の中 (yo-no-chū) oppure 地球 (chikyū). La differenza sta nel fatto che il primo significa mondo inteso come abitato da esseri umani, il secondo si riferisce al globo terracqueo: la differenza è nel come si scrivono i due termini!

Cose principali da sapere sui kanji

Le informazioni principali da sapere a proposito dei kanji sono tre. Queste tre categorie spiegano in maniera molto chiara tutto ciò che dovete sapere sui kanji. Dimenticate pagine e pagine di dizionari con riferimenti impossibili, o test per ricordare le pronunce o peggio ancora metodi tradizionali di apprendimento. Io sono per le cose semplici, perchè sono un fancazzista.

I RADICALI – 部首 (bushu): sono le unità di base che compongono un kanji. Si potrebbe dire che equivalgono alle nostre lettere, ma non è del tutto vero. Ne esistono circa 200 e sono fondamentali: le loro combinazioni creano tutti gli altri caratteri.

I KANJI – 漢字 (kanji): sono singole parole, formate a loro volta dai radicali di prima.

I TERMINI COMPOSTI – 熟語 (jukugo): letteralmente significa “parola mista” e sono parole composte, così come ne esistono in italiano inglese o tedesco. La buona notizia è che l’apprendimento dei kanji segue un andamento esponenziale. Se imparate a leggere 2 kanji, saprete leggere 4 jukugo. Se ne imparate 4, saprete leggerne 16. Inoltre, conoscendo il significato del singolo kanji, saprete anche approssimare il significato della nuova parola!

Il problema numero 1 quando si iniziano a studiare i kanji è capire la differenza tra radicali e kanji veri e propri. Anche in questo caso, bisogna dividerli in tre categorie.

  1. Radicali assoluti: sono quelle parti che compongono i kanji che non sono tuttavia kanji veri e propri, ma solo elementi con i quali si costruiscono. Non dispongono di una pronuncia ON o KUN e non significano niente.
  2. Radicali simbolici: A differenza dei primi, questi hanno un significato ben preciso, ma continuano a non avere una pronuncia. Ad esempio il radicale 疒 ha in sé il significato di “malattia” e in tutti i kanji nel quale compare si porta dietro questo concetto. Kanji come 痛 (tsū, dolore) oppure 病 (byō, malattia) 疫 (eki, epidemia) e 痢 (ri, diarrea) contengono tutti il concetto di “stare male” e sono un vero aiuto per ricordare il significato di alcuni kanji.
  3. Kanji: ecco una cosa che non vi dirà mai nessuno. E se lo farà, mente. Tutti i kanji, compresi quelli più o meno complessi, possono essere radicali se inseriti in un kanji più grande!
C’è sempre un kanji più grosso

Ad esempio 監 (gen, direttore) è decisamente un kanji complesso. Eppure se lo affianchiamo a 金, formerà un nuovo kanji e una nuova parola: 鑑 (kagami, modello). Se vi sembra complicato questo, non avete visto certi kanji da 21 tratti 🙂 Nonostante siano parole complete, con un loro significato e una loro pronuncia KUN, se schiacciati insieme producono un nuovo kanji.

Dio se stavano male questi.

Spezzare le catene

Vi hanno detto che i kanji significano sempre qualcosa. Vi hanno detto che i kanji assomigliano a ciò che vogliono descrivere.

MENTIVANO

Sinceramente, perchè mai nel kanji 風 (fū, vento) ci sta (虫 mushi, insetto)? Che senso ha? Nessuno.
Probabilmente erano malvagi, pensate voi. Probabilmente avete ragione. O probabilmente il fatto è che è impossibile, quando una lingua si evolve attraverso i secoli, che si mantengano intatti i principi originari. È come dire a noi perchè la U assomiglia ad una U. Che senso ha?

Non fatevi problemi inutili cercando di ricordare storie impossibili basate sui radicali che hanno per forza un significato. Non è vero. Cercate piuttosto di vedere un kanji come una struttura logica: se i radicali sono lettere, i kanji sono parole e i jukugo sono semplicemente parole composte. Tutto qui.
Questo semplice accorgimento vi farà risparmiare tempo prezioso, permettendovi di imparare semplicemente 200 radicali e di riutilizzarli per “comporre” tutto il resto. Se la matematica non mi inganna, 200 < 2000 e quindi direi che ne vale la pena.

Per rimarcare questo concetto, un po’ di storia.

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In origine i kanji erano semplicemente pittogrammi. Un pittogramma è una forma di scrittura nella quale un segno grafico rappresenta qualcosa che si vede, ma che non ha un suono. Il pittogramma è un modo di rappresentare un oggetto, o un concetto, in modo stilizzato.
La differenza tra “pittogramma” e “ideogramma” è spiegata con questo semplice esempio.

Se per indicare un piede disegnate un piede, complimenti: usate dei pittogrammi! Se invece disegnate un piede ma intendete il concetto di “camminare”, siete dei grandissimi figli di pu si tratta di ideogrammi!
Ora, capite che in una cultura avanzata il disegnare semplicemente un oggetto non aiuta ad avere un sistema di scrittura che sia il più veloce possibile e assimilabile da chiunque. Se dovessimo disegnare tutte le cose dell’universo, probabilmente non ci basterebbe una vita per impararle tutte.
Nonostante questo, nella cultura cinese e in quella egizia il pittogramma si è evoluto in seguito in ideogramma. Se no che cazzo avrebbero scritto tutto il tempo su coccodrilli, piume e uccelli?

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Evolvendosi, la scrittura si è semplificata e al disegno si è affiancata un fonema, ovvero un suono. Quello che prima rappresentava un uccello ora rappresenta il concetto di uccello, ma anche la sillaba FA (tanto per dire, non rompete egittologi). Stessa cosa è successa al cinese e al giapponese per traslato.

Dunque per tornare alla storiella, all’inizio i cinesi usavano pittogrammi per rappresentare la realtà che li circondava. Scrivere nel cinese dei primi tempi era come leggere un fumetto. Così un bel giorno si alzarono e dissero:

Lang-fu che ne dile di semplificale disegni e cleale gli hanzì?

Polca tloia, Chong-Chang, sei un genio!

Così dopo una riunione con i pezzi grossi, scelsero 200 radicali da usare come mattoncini.

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Quando questi risultavano troppo complicati, li semplificavano schiacciandoli e riadattandoli. Ciò si sente più in Cina che in Giappone. Infatti, nonostante li abbiano inventati loro, i primi utilizzano i kanji semplificati, mentre i secondi no. Dunque 國 è diventato il più semplice 国 (kuni, nazione). Ho fatto l’esempio più stronzo però, perchè in effetti questo è uno di quei kanji che pur essendo semplificato viene usato dai giapponesi ma poco dai cinesi 🙂
Il punto è: che cosa centra 玉 (tama, gioiello) nel kanji di “nazione”? Niente. Semplicemente è un modo più comodo di scrivere il carattere. Ciapa là.
Quindi 国 non ha niente a che fare nè con 口 (kuchi, bocca) nè con 玉 (tama, sfera).

IL TERRIBILE SEGRETO

A questo punto vi vedo già con il dizionario in mano a cercare tutti i kanji più facili in assoluto, magari da tre tratti pronti ad impararli tutti, facendo la fatica minima. Tanto più un kanji è complicato, meno si userà, giusto?

SBAGLIATO

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Questi sono kanji complicati:

業 様 電 線 園

Questi sono kanji semplici:

杉 斤 屯 丹

Secondo voi quali sono i più utilizzati? Vi do un indizio: quelli sotto significano in ordine “Cedro”, “unità di misura per il pane”, “guarnigione sotto il comando dello Shōgun” e “vermiglione”.

Esatto. Non c’è una correlazione tra semplicità di un kanji e suo grado di utilizzo. Ma se siete qui probabilmente non vi frega molto.
Ecco perchè il giapponese non è una lingua facile da imparare, come potrebbe esserlo il tedesco. Nonostante il tedesco non sia per niente facile.
È perchè i kanji sono una parte fondamentale della lingua e dove in altre lingue si inizia studiando le parole più semplici, per arrivare alle più complesse, in giapponese non sempre è così.

LA TERRIBILE SCOPERTA

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Guardate questo kanji. È un mostro da ben 19 tratti. Probabilmente state pensando di studiare qualcosa di meno impegnativo, come la teoria delle onde gravitazionali. Ma se osservate bene, noterete che è composto da tre kanji molto semplici: 糸 (ito, filo), 品 (hin, merce) e 木 (ki, albero). Problema risolto.
C’è anche una buona notizia. Ognuno di questi kanji è presente in molti altri kanji: 線 様 練 林.
Lo impari una volta, lo rivedi in altri millemila kanji.
Quindi mi stai dicendo che mi basta imparare questi semplici kanji per imparare a scrivere tutti gli al… WHOA

Schermata 2016-02-13 alle 21.59.12Ora che avete scoperto il TERRIBILE SEGRETO!!! e avete ascoltato la TERRIBILE SCOPERTA!!! siete pronti per un piccolo aiuto.
Se un kanji è composto da tanti piccoli kanji, perchè non diamo un nome ad ognuno di loro e li utilizziamo come se fossero LEGO?
Esempio: ci troviamo davanti questo kanji 語. Se lo osserviamo bene, notiamo come sia composto da tre piccoli kanji: 言 五 口 che schiacciati tutti insieme creano il kanji di “parlare”. Sul dizionario però lo troverete sotto la voce “radicale principale: 言”.
A quanto pare gli altri sono sfigati per essere considerati “radicali” anche loro, anche se hanno un significato ben preciso.
Siamo arrivati al punto nel quale ce ne freghiamo e, per ricordarci questo kanji, usiamo il metodo del “tutto è un radicale”.

Usando questo metodo 語 sarà composto da un radicale principale, più “cinque” e “bocca”.
Ma era tanto difficile?

Altre regole da ignorare

Continuiamo con le regole di sopravvivenza di base per imparare i kanji.
Ogni carattere possiede caratteristiche uniche, come il radicale principale, l’ordine dei tratti, la pronuncia ON e KUN ecc e probabilmente un libro vi presenterà ogni ideogramma con questa logica.

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La buona notizia è che possiamo distruggere centinaia di anni di regole e di convenzioni perchè siamo dei selfish motherfuckers.

  1. Regola numero 1: i radicali.
    Ne abbiamo parlato a sufficienza. Fregatevene e usate i trucchi, esattamente come in GTA.
  2. Regola numero 2: l’ordine dei tratti.
    Per scrivere 国 dovremmo utilizzare 8 tratti in ordine ben preciso, in particolare l’ultimo tratto che “chiude” la scatola andrebbe scritto DOPO che si scrive la parte interna.
    Ma noi ce ne freghiamo e lo scriviamo come è più comodo: alcune regole di scrittura sono veramente insensate e non aiutano a padroneggiare la tecnica che permetterà poi di scrivere in maniera equilibrata un carattere!

    Nota alla regola
    : alcune altre regole però sono utili, ad esempio per la ricerca dei carattere sui dizionari. La parte superiore e destra di 口 vanno scritte con un unico tratto, e questo conta come 1 nel conteggio finale.

  3. Regola numero 3: le letture.
    Ci sono due pronunce dei kanji, come ben sappiamo. La KUN non è quasi mai un problema, ma la ON può crearvi dei dubbi. Oltre a questo, molti kanji hanno più di una lettura ON, ma questa non viene utilizzata nel 90% dei casi. Cosa serve allora impararla e farsi cattivo il fegato?
    Prendiamo ad esempio 生 che possiede circa 18 letture diverse. Dovete per forza impararle tutte? No! Anche perchè la sua pronuncia, nel 90% dei casi, è sempre shō. Le altre varianti sono utilizzate in casi particolari e fate decisamente prima ad imparare i vari casi piuttosto che fare tutto il lavoro insieme.

Insalata di kanji

I jukugo sono la cosa più logica che il giapponese abbia mai visto. Così come nella nostra lingua, molte parole sono composte da più concetti: apri-scatola, sali-scendi, sotto-scala.
Da noi l’uso di queste parole non è poi così frequente, ma in giapponese sono fondamentali per capire le differenze di significato tra una parola e l’altra. Questo perchè il giapponese è ricco di omofoni e sinonimi, che pur avendo kanji diversi hanno pronunce identiche.

Kanji può essere infatti 漢字 • 感じ • 幹事 nonostante siano parole che non hanno niente a che fare l’una con l’altra. Ciò è ancora peggio quando stesse sfumature di una parola hanno la stessa pronuncia, lo stesso significato ma non lo stesso kanji: ad esempio 川 e 河 che significano entrambi “fiume” ma, mentre il primo viene utilizzato correntemente, il secondo è presente solo nei nomi propri di persona o dei fiumi.

Quindi fatevi meno problemi e vivete la questione “kanji” molto più serenamente. D’altronde quando mai un maestro ha voluto il vostro bene? 🙂

Dura Lex, sed Lex

Roy-BattyMa perchè usare i Kanji? È comprensibile capire perché questi segni facciano tanta paura la prima volta che ci si avvicina a questa lingua: usare molti simboli diversi invece di un molto più semplice sembra antiquato e troppo complicato. Si può pensare che l’idea di adottare caratteri cinesi per scrivere il giapponese non sia stata una buona idea, tuttavia, il ruolo che svolgono all’interno della grammatica è molto importante e, che ci crediate o no, facilita di molto lo studio.
Perchè non sostituire i kanji con i caratteri latini (romaji) come è avvenuto per il coreano, che ha adottato un alfabeto fonetico di propria costruzione eliminando i kanji?

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Voi quando qualcuno dice che leggere i kanji è semplicissimo

In ogni caso vi posso assicurare che più andrete avanti nello studio e più pregherete che ci siano più kanji possibili, perchè vi assicuro che facilitano di molto la lettura!

Vuoi uccidermi o indossarmi?

Il problema fondamentale è quello degli omofoni: la lingua giapponese conta circa 46 suoni e ciò rende impossibile avere un grande numero di suoni differenti.
Abbiamo bisogno quindi di un aiuto visivo per capire il significato della parola letta e per distinguerlo dagli omofoni.
Questo simbolo, che spiega il significato della parola che si sta leggendo, rende la parola e il concetto univoci, ed è proprio il kanji.

Un testo scritto in kanji e hiragana si legge molto più velocemente di uno scritto solo in hiragana (solo fonetico) perché in quest’ultimo caso bisogna interrompersi molte volte per cercare il giusto significato alle parole appena lette.
Bisogna sempre ricordarsi che in giapponese non esistono spazi, e quindi le parole vengono scritte una attaccata all’altra: da sinistra verso destra oppure in verticale da destra verso sinistra.

Voi quando saprete leggere una frase intera senza fermarvi cento volte
Voi quando saprete leggere una frase intera senza fermarvi cento volte

Esempio: la frase “私は貴方を斬る” (Watashi ha anata wo kiru – Io ti ucciderò) è scritta con tre kanji (私, 貴方, 斬) e le particelle in hiragana.
Grazie ai kanji io ho subito un’idea precisa di cosa sto parlando, in quanto il kanji 斬 può significare solo “uccidere” anche se suona esattamente come “indossare” 着る.
Inoltre, grazie al kanji, posso immediatamente individuare le parti della frase fondamentali, ovvero il verbo, il soggetto e il complemento oggetto.

Ancora una cosa…

Ora che conosciamo i tre modi per scrivere in giapponese, possiamo iniziare con le regole grammaticali di base.

Come ultima cosa dobbiamo sprecare ancora un po’ di parole per il ローマ字 (rōmaji) e il simbolo speciale 々:

Il primo è il metodo utilizzato per trascrivere in caratteri latini i simboli giapponesi (niente di meno che quello che scrivo nelle parentesi a fianco ai kanji per indicare la pronuncia), mentre il secondo è un simbolo che serve a raddoppiare il suono di un kanji:

時々 tokidoki 日々 hibi 色々 iroiro (時時,日日,色色)

Ridere per non piangere

Motherfuckin' Chinese Sage.
Motherfuckin’ Chinese Sage.

Studiare i Kanji è una delle cose più annoying che possa esserci se non hai i giusti mezzi ma soprattutto se non hai un’idea chiara di come affrontare l’argomento. Già è difficile di suo, figuriamoci se non te lo spiegano a dovere!
Proprio per questo guardate questo link e fatevi due risate: anche se è in inglese è pieno di ottimi spunti e affronta l’argomento meglio di qualunque libro di testo.

Esercitarsi

Ho sentito qualcuno chiedere a gran voce esercizi mirati, semplici e chiari sui kanji?
Well kid, we got plenty of ‘em 😎
Li potete trovare qui!

3 thoughts on “Kanji – 漢字

  1. La teoria del “impari un kanji, dimentichi un kanji” è tristemente vera
    Comunque, l’articolo è davvero utilissimo, hai messo in una pagina le informazioni utili per capire ed avvicinarsi ai kanji, che io ho dovuto leggere qui e li su molti siti diversi, bel lavoro 🙂

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  2. Finalmente qualcuno che spiega i kanji senza troppi fronzoli, grazie mille!!!
    sto seguendo tutte le tue lezioni e devo dire che il tuo modo ironico di scrivere rimane sicuramente più impresso rispetto a quello asettico dei libri….già imparare il giapponese è una menata, almeno famose na risata!

    Rispondi

  3. Qualcuno che sa scrivere in giapponese, perfavore ditemi con quali kanji posso scrivere la frase “reagisci alla disperazione”.

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